Salta al contenuto
Calabria camping.it
Calabria

Feste che vengono da lontano

Riti greci, riti albanesi e sagre di paese: il calendario calabrese è più antico di quello che sembra.

La Calabria ha conservato più di altre regioni le sue feste, e il motivo è lo stesso per cui ha conservato due lingue minoritarie: l'isolamento. Le comunità arbereshe, arrivate dall'Albania nel Quattrocento, e i paesi grecanici dell'Aspromonte hanno tenuto vivi riti che altrove si erano persi.

Le comunità arbereshe

Sono una trentina di paesi, quasi tutti nel Pollino e nella zona di Cosenza: Civita, Lungro, San Demetrio Corone, Frascineto. Si parla ancora l'arbereshe, una forma di albanese antico, e si segue il rito greco-bizantino. Le feste più visibili sono quelle di Pasqua, con i canti e i costumi tradizionali, e le vallje, le danze in fila che si tengono nei giorni successivi.

L'area grecanica

Sul versante ionico dell'Aspromonte sopravvive il greco di Calabria, parlato in pochi paesi: Bova, Galliciano, Roghudi. Le occasioni in cui la lingua torna in pubblico sono poche ma ci sono, e ruotano intorno alle feste patronali e alle rassegne di musica popolare estive.

L'estate delle sagre

Da luglio a settembre non c'è paese che non abbia la sua. Il calendario si costruisce intorno ai prodotti: la cipolla a Tropea, il peperoncino a Diamante, il pesce spada nei paesi dello Stretto, i funghi e la patata in Sila a fine estate. Sono feste di piazza, si mangia in piedi e si spende poco.

La tarantella

In Calabria la tarantella non è un ricordo folcloristico ma una cosa che si balla ancora, soprattutto nel Reggino e nelle Serre. D'estate le rassegne dedicate riempiono le piazze, e la differenza rispetto allo spettacolo per turisti si vede subito: chi balla lo fa perché lo sa fare.

Le date cambiano di anno in anno, e molte feste si spostano sul fine settimana più vicino. Conviene chiedere in campeggio o all'ufficio turistico del comune: sono informazioni che circolano localmente più che in rete.